Quando pensiamo agli sprechi della moda immaginiamo armadi pieni di capi dismessi. Ma una parte enorme di materia si perde molto prima: già nel taglio, prima ancora che un prodotto esista.

Cosa sono gli sfridi pre-consumo

Si chiama «pre-consumo» tutta la materia scartata durante la produzione: ritagli di taglio, avanzi di tessuto, eccedenze ed eventuali stock mai arrivati sul mercato. È diversa dal post-consumo, cioè dai capi gettati dopo l’uso.

Quanto valore si perde

Le stime parlano di un 10-15% del tessuto perso già in fase di produzione. A livello globale la moda genera circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili all’anno, con proiezioni verso i 134 milioni entro il 2030; la gran parte finisce in discarica o all’incenerimento. Numeri che raccontano una dispersione enorme di risorse.

Perché la materia pre-consumo è preziosa

A differenza dei capi usati — misti, tinti, pieni di accessori difficili da separare — gli sfridi pre-consumo sono spesso puliti e già selezionati per composizione e colore. Questo li rende molto più facili da riutilizzare e riciclare. Nel caso delle grandi maison, poi, si tratta di materiali di altissima qualità: non «scarti», ma materia nobile.

Dal rifiuto alla risorsa

La sfida non è tecnica ma di sistema: serve una filiera che raccolga questa materia e la rimetta in circolo. È il principio della simbiosi industriale, dove lo scarto di un’azienda diventa la materia prima di un’altra.

Matoo costruisce le proprie calzature proprio a partire dalla materia nobile pre-consumo delle maison: ciò che resterebbe inutilizzato torna a vivere, tracciato dal Passaporto Digitale.


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